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Posts tagged ‘Marco Causi’

10
gen

CAUSI (PD): BASTA DEMAGOGIA SULLA RISCOSSIONE DEI TRIBUTI

Riscuotere le tasse è un mestiere difficile.  Su Equitalia, però,  vanno respinte facili demagogie e sottolineate
alcune scomode verita.  E va ricordato che il decreto Salva Italia contiene importanti misure che ne migliorano il
rapporto con il contribuente e ne riducono i costi. Misure, peraltro, ulteriormente migliorabili.

E’ l’inizio di un articolo che Marco Causi ha pubbicato su l’Unità l’8 gennaio 2012

Continua a leggerlo scaricando il file da questo link

2
nov
ricostruzione

Ri-costruzione … il 5 novembre con il PD a Piazza San Giovanni

L’appuntamento per il circolo PD Marconi è alle ore 13:45 al circolo con partenza alle 14 per andare insieme a Piazza San Giovanni
Rendiamo questo appuntamento una grandissima manifestazione di partecipazione e democrazia, in questo particolare momento di crisi.

Bersani parlerà alle 16.

Qui il link al sito della iniziativa

http://beta.partitodemocratico.it/speciale/5novembre2011/home.htm

Come circolo nel mese di ottobre abbiamo tenuto 4 momenti di condivisione e preparazione: 3 uscite pubbliche nei giorni 15, 22 e 29 ottobre ed una assemblea il 25 ottobre.

Su youtube trovate il promo del circolo per la manifestazione del 5 novembre
http://youtu.be/tdVMPj_0rh4
Saremo tanti … e te cosa farai?
se il 5 novembre girerai dei video o scatterai delle foto faccelo sapere  …

Inviaci il materiale (una o  due foto) ed un breve spezzone video (massimo 15 secondi); le monteremo in un video che descriverà come il circolo PD Marconi è stato in piazza il 5 novembre.

17
set
manifesto_manifestazione_sind

La crisi e la riforma della Repubblica multilivello (Marco Causi)

Riceviamo da Marco Causi e volentieri pubblichiamo

E’ difficile ricordare, nella storia politica italiana, una vicenda nella quale agli annunci e all’agenda politica “federalistica” degli ultimi tre anni sia corrisposto, nella realtà, un esito così clamorosamente antitetico – Marco Causi, Vicepresidente della Commissione bicamerale per l’Attuazione del federalismo fiscale

Le condizioni del paese volgono purtroppo al peggio nel passaggio storico a cui ci hanno portato la crisi europea e l’inaffidabilità del governo Berlusconi. Al centro della crisi sono i governi locali e territoriali, la base della piramide repubblicana, quella da cui dipende in grandissima parte la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Gravi sono le responsabilità del centro-destra. Sul piano culturale, nulla è stato fatto per rispondere con vere riforme all’ondata “anti-politica” che, facendo di ogni erba un fascio, considera “spreco” qualsiasi azione di carattere pubblico e collettivo. Eppure, il massiccio voto referendario (inconcepibilmente tradito dal decreto di ferragosto) ha mostrato con chiarezza quanto i cittadini italiani abbiano a cuore i beni comuni e la garanzia di una loro regolazione pubblica. E quanto questa preferenza si rafforzi nel caso dei servizi locali. Gli italiani vogliono un’azione pubblica forte e vigorosa; vogliono che questa azione costi il giusto; preferiscono la provvista di prossimità; pretendono trasparenza, rendicontabilità, partecipazione, sobrietà della politica. Insomma, gli italiani sono davvero autonomisti (o federalisti, com’è invalso dire negli ultimi anni).

Nulla di tutto ciò è stato realizzato dal centro-destra, ma invece un drastico ridimensionamento della sfera dei governi locali (con tagli di quasi 15 miliardi di euro, sommando la manovra triennale già in corso con quella dei decreti di luglio e di agosto) e la riproposizione delle privatizzazioni bocciate dai referendum. E’ difficile ricordare, nella storia politica italiana, una vicenda nella quale agli annunci e all’agenda politica “federalistica” degli ultimi tre anni sia corrisposto, nella realtà, un esito così clamorosamente antitetico.


Un manifesto del Partito Democratico riempie in questi giorni le strade d’Italia: adesso toccherà a noi salvare sanità, scuole, trasporto pubblico, assistenza sociale, servizi locali. E’ proprio così. E non sarà semplice. Non potremo farlo limitandoci a difendere l’esistente.

Dovremo con coraggio imboccare la strada delle riforme. Snellire il barocchismo e le sovrapposizioni del nostro sistema istituzionale “multilivello”, allocando le funzioni pubbliche alla scala territoriale più conveniente dal punto di vista tecnologico ed economico. Salvare i servizi essenziali, anche rinunciando a ciò che essenziale non è. Perseguire efficienza, con i costi standard e le “valutazioni della spesa” (o “spending review”, come è uso chiamarle). Riscrivere i decreti del federalismo fiscale, e soprattutto quelli relativi ai Comuni, che sono pieni di contraddizioni e non danno vera autonomia. Proporre una riforma fiscale che, nel riequilibrare l’intero sistema, facendo pagare di più chi ha di più e contrastando con forza l’evasione, consolidi i conti pubblici del paese, aiuti a superare l’emergenza finanziaria e consenta di evitare l’esito più drammatico delle politiche economiche di Berlusconi e Tremonti: il drastico abbassamento dell’asticella del welfare in Italia.

Ma è soprattutto uno l’obiettivo politico da affermare, il più difficile: tenere insieme gestione rigorosa delle finanze pubbliche, all’interno dei vincoli europei, e assetto autonomistico dei governi locali. La vulgata prevalente (l’inossidabile “opinione” del Tesoro, direbbe John Maynard Keynes) è che le due cose non possano stare insieme, e che la crisi costringa a una drastica ricentralizzazione delle decisioni pubbliche. Si nasconde così un mero obiettivo di ricollocazione degli assetti di potere a vantaggio degli apparati centrali dello Stato. La risposta riformista è invece quella del coordinamento. La Repubblica, basata sulle autonomie, sta in piedi solo se i diversi soggetti si coordinano sul serio, e governano insieme l’azione pubblica e i suoi esiti complessivi, sul piano finanziario così come su quello dei risultati. A ciò potrebbe dedicarsi uno dei due rami del Parlamento, come avviene nei sistemi federali.

E, fin da subito, la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, prevista nella legge 42 e mai istituita dal Governo delle chiacchere federaliste. A chi oggi, a partire dal Ministro dell’economia, pontifica sul pareggio di bilancio in Costituzione, andrebbe ricordata una cosa molto semplice. Nella riforma costituzionale tedesca del 2009, che oggi si vuole scimmiottare in Italia, viene istituito il Consiglio di stabilità, composto dal Ministro federale delle finanze e dai Ministri finanziari dei singoli Lander, con il compito di pianificare insieme la situazione finanziaria. Se solo Tremonti avesse adempiuto agli obblighi scritti nella legge 42 sul federalismo fiscale, un pezzo di riforma costituzionale “alla tedesca” sarebbe già stata fatta in Italia, e forse lo stato della coesione nazionale sarebbe più forte. E per uscire da questa difficile crisi il bene più prezioso è proprio la coesione nazionale, quella che Berlusconi continua invece, irresponsabilmente, a picconare.

31
mar

LA GESTIONE DEL CICLO DEI RIFIUTI A ROMA

Marco Causi, deputato PD, ci ha inviato questo interessante articolo pubblicato su www.obiettivocomune.it

Ne apprezziamo lo spirito costruttivo e di condivisione considerando anche le attività che stiamo portando avanti sul temma della raccolta differenziata.

LA GESTIONE DEL CICLO DEI RIFIUTI A ROMA: I PASSI INDIETRO DI ALEMANNO E PANZIRONI E LE SCELTE CHE SAREBBERO NECESSARIE

del 25 marzo 2011

di MARCO CAUSI

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In questa nota vengono illustrati i principali dati sulla gestione del ciclo dei rifiuti a Roma negli ultimi tre anni. Dall’analisi emerge: (a) il sottoutilizzo degli impianti esistenti per il trattamento e lo smaltimento; (b) un notevole e non giustificato incremento dei costi; (c) un rilevante problema di finanziamento di tali costi, nascosto finora dall’assorbimento dell’Iva nella Tariffa Rifiuti, ma che dovrà essere risolto durante il 2011. Vengono avanzate alcune proposte per evitare le numerose incombenti emergenze. Sono necessarie scelte urgenti e coraggiose: se finora Roma non è andata in crisi sui rifiuti, ciò si deve soltanto alle decisioni di programmazione impiantistica e di copertura finanziaria assunte dalle precedenti amministrazioni del Comune e della Regione. Quelle attuali, invece, non sembrano ancora avere capito, né tantomeno deciso, cosa fare. E questa non è una buona notizia per i cittadini di Roma e del Lazio. Continua a leggere »

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