Botteghe Oscure, addio.

Di Miriam Mafai ci piace ricordare la verve, il pungolo continuo, la serietà, il rigore e la schiettezza che contraddistingueva i suoi scritti e le sue azioni.

E lo stesso pungolo e schiettezza nelle parole che ci regalò a novembre del 2011 in una iniziativa di Paolo Masini e delle tante voci e realtà che disegnano un’altra idea di città.

Questo è un brano del libro “Botteghe Oscure, addio”.

(…) La vita del funzionario di partito era fatta di sacrifici e di esaltazione. Vita familiare irreprensibile, un reddito da operaio metalmeccanico, rigida disciplina, subordinazione di ogni esigenza personale alle necessità del partito. Una scelta che proiettava la vita del funzionario in un futuro di cui non possedeva le chiavi, dato che la maggior parte delle decisioni non spettava più a lui, ma a quell’entità astrata e tuttavia concretissima che era il partito, l’organizzazione, l’Ufficio Quadri.

Ma se altri decidevano al suo posto, egli a sua volta poteva decidere per altre vite, essendo investito, in quanto dirigente (di una federazione,  di un comitato regionale, di una commissione), di una parte di quel potere, di quell’autorità che promanava come un’onda magnetica dalle Botteghe Oscure. (…)

brano tratto dal libro di  Miriam Mafai nel 1996
Botteghe Oscure, addio. Com’eravamo comunisti.

Vi suggeriamo anche l’intervista pubblicata sul sito del PD Donna Olimpia cui Miriam Mafai era iscritta.

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