Perchè il 2 giugno deve essere difeso (Miguel Gotor)

Questo articolo, a firma Miguel Gotor, è stato pubblicato su “la Repubblica” di oggi 2 giugno.

Perché il 2 giugno deve essere difeso (MIGUEL GOTOR)

In questi  giorni dal mondo dei social network è salito un grido di dolore: no alla parata del 2 giugno. L’argomento principale utilizzato è stato quello, senza dubbio a prima vista seducente, di devolvere i soldi necessari allo svolgimento della cerimonia a favore delle popolazioni terremotate dell’Emilia Romagna.

Una variante ha auspicato che  i militari impegnati nell’ evento fossero inviati in soccorso sul fronte del terremoto. A rafforzare il ragionamento è stato rispolverato un provvedimento dell’allora ministro della Difesa Arnaldo Forlani che, nel 1976, sospese la parata del 2 giugno a causa del terremoto del Friuli.

Con la retorica di sempre, che profuma tanto di “excusatio non petìta, accusatio manifesta”, i soliti agit -prop del web si sono affrettati a precisare: la nostra proposta non è populismo, ma «buona politica», non è antipolitica, ma «vera politica» e compagnia cantando.

Non importa cosa sia, il punto è che l’idea non convince e si ha piuttosto l’impressione che nelle polemiche montate in questi giorni si siano sovrapposti due virus dai quali sarebbe bene guardarsi anche perché infettano troppo spesso il mondo della rete.

Il primo è quello della disinformazione, accompagnata da un eccesso di semplificazione, una miscela istantanea che dà vita a forme inedite di propaganda che la politica dovrebbe affrontare assumendosi le proprie responsabilità, senza acconciarsi a esse provando a cavalcarle.

È vero che nel 1976 Forlani abolì la parata, ma il devastante terremoto del Friuli del 6 maggio (all’incirca un migliaio di morti) era avvenuto quasi un mese prima. Di conseguenza non era stato ancora messo in moto tutto l’apparato organizzativo necessario allo svolgimento della parata con le relative spese. Inoltre, essendo il Friuli una zona di confine tra le più calde al tempo guerra fredda, aveva un’altissima presenza di militari residenti nel territorio e fu naturale, per evidenti ragioni logistiche e di praticità’ fare intervenire direttamente l’esercito, anche perché la protezione civile allora non era stata ancora istituita.

La situazione di oggi è completamente diversa e l’argomento del risparmio con conseguente trasferimento delle risorse è manifestamente illogico. Il terremoto dell’Emilia Romagna è avvenuto soltanto quattro giorni prima del 2 giugno e l’annullamento della parata non avrebbe comportato alcun risparmio per l’erario pubblico, essendo già stati impegnati e spesi tra l’altro con un taglio del 40% rispetto alla manifestazione dell’anno.

Il secondo virus riguarda una propensione all’ideologismo senza confronto.

In questo  caso, quello di un pregiudizio antimilitarista che questa volta non ha esitato a strumentalizzare persino i morti del terremoto pur di entrare in azione. Ogni anno c’è sempre un buon motivo, sempre di- verso, per discutere polemicamente il nesso tra la festa della Repubblica e la parata militare.

Si tratta di un preconcetto che rivela la persistenza di vecchie contrapposizioni ideologiche incapaci di riconoscere che è giusto onorare quei militari proprio il 2 giugno, come ha ricordato ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, poiché in tante recenti missioni hanno sacrificato la loro vita o riportato gravi ferite per garantire a ognuno di noi una maggiore sicurezza interna e internazionale.

Tra l’ altro, accanto a loro, sfileranno anche’ i rappresentanti del servizio civile, oltre alla Croce rossa, mentre la protezione civile e i vigili del fuoco saranno presenti quest’anno in modalità ridotta proprio perché impegnati in Emilia Romagna come loro precipuo dovere. Quanti invocano furbescamente la presenza dei militari nei luoghi del terremoto fingono di ignorare che il loro intervento in occasioni di calamità è previsto soltanto nei casi in cui la protezione civile si mostri inadeguata nell’affrontare l’evento.

Per fortuna non è questo il caso dell’Emilia Romagna.

Ha fatto bene, dunque, Napolitano a . tenere fermo il punto, pur avendo ascoltato le rimostranze, senza però farsi condizionare da ondate emotive, generose e genuine nel migliore dei casi, ma strumentali e manipolatorie nei peggiori. Anche per- ché l’opinione pubblica veicolata dal web è certo importante, ma non è rappresentativa dell’intera opinione italiana perché settoriale, militante e con ampi gradi di autoreferenzialità di cui sembra non avere la-giusta consapevolezza.

La Repubblica non può rinunciare a celebrare la sua nascita e Napolitano si è impegnato a garantire una cerimonia sobria in costante connessione sentimentale con le popolazioni terremotate per attivare un circuito anche simbolico di vicinanza tra istituzioni e popolo. Di questo oggi c’è bisogno. Un Paese serio e che crede nelle sue possibilità di ricostruzione politica, morale e civile soccorre i terremotati con l’efficienza che le istituzioni regionali e comunali emiliane, i  partiti e la società civile stanno dimostrando’ in questi giorni e, contemporaneamente, celebra la Repubblica, non vedendo contraddizione tra i due momenti, bensì un’occasione di rafforzamento dell’ intero sistema nazionale: sceglie l’unità e la solidarietà, non la demagogia  e la divisione

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Un pensiero su “Perchè il 2 giugno deve essere difeso (Miguel Gotor)

  1. Sono d’accordo. Un bell’articolo che affronta non tanto la sterile polemica da villaggio di comari che corre sui social network quanto l’importanza di riconoscere che senza un’identità nazionale non c’è vera coesione. E senza una vera coesione e una vera solidarietà non c’è un vero popolo. Oggi come ieri (forse oggi più di ieri) è necessario fare l’Italia e gli italiani, senza pensare a tirare l’acqua al proprio mulino e avendo il coraggio (e sto parlando dei partiti) di proporsi alle masse in modo positivo e non di irretirle con slogan populisti come contorno di programmi inesistenti.

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