Lo conosci Franco Fiorito?

Enrico Pasini ci ha inviato questa considerazione che pubblichiamo.

Su La Repubblica di oggi Michele Serra traccia un ritratto impietoso e reale della “normalità italiana”, fatta anche di facce da maiale, di troiaio, di piccole, grandi, meschini latrocini o furberie. Quell’Italia che crede di essere anti-casta ma è della casta più antica del mondo: quella dei paraculi e dei furbi.

A questa Italia, noi (e lo uso apposta, il noi, plurale, inclusivo) dobbiamo opporre responsabilità e rigore, quelle che Pierluigi Bersani ha presentato nella → Carta di intenti dei democratici e dei progressisti.

L’altra Italia quella del bene comune.

(…) L’Italia, come altre grandi nazioni, è immersa nella fine drammatica di un ciclo
della storia che ha occupato l’ultimo trentennio. La gravità del quadro elimina
molte certezze. Ma sono proprio le grandi rotture a dettare le regole del futuro.
Nel senso che da una crisi radicale – dell’economia e della democrazia – non si
esce mai come si è entrati. Le crisi cambiano il paesaggio, le persone, il modo di
pensare. La sfida è spingere quel mutamento verso un progresso e un civismo
più solidi, retti, condivisi.

Davanti a noi, adesso, c’è una scelta di questo tipo: se batterci per migliorare tutti
assieme o rinunciare a battersi. Se credere nelle risorse del Paese o affidarsi – e
sarebbe una sciagura – alle risorse di uno solo. Se unire le energie disponibili e
ripensare assieme l’Europa, o attendere che altri scelgano e dicano per noi (…)

ed ora domandiamoci se conosciamo Franco Fiorito, se anche ognuno di noi non l’abbia incrociato nella propria vita. E non abbia avuto la voglia di sgonfiarlo. Michele Serra ce lo descrive perfettamente.

L’AMACA del 20/09/2012 (Michele Serra).

Io questo Franco Fiorito lo conosco. E lo conoscete anche voi. Lo abbiamo visto dietro il bancone di un bar. Alla guida di un autobus. Alla cassa di una pescheria. In coda all’ufficio postale. È un normotipo popolare italiano. Franco Fiorito, “er federale de Anagni”, è uno di noi. La parola “casta” è perlomeno fuorviante. Lascia intendere che esista un ceto parassitario alieno alla brava gente che lavora, quasi una cricca di invasori. Purtroppo non è così. Tra casta e popolo c’è osmosi, e un continuo, costante passaggio di consegne. Fiorito non nasce ricco e non nasce potente. Fiorito è un prodotto della democrazia. Molti italiani che oggi sbraitano contro la casta, ove ne facessero parte, sarebbero identici a Franco Fiorito, per il semplice fatto che sono identici a Franco Fiorito anche adesso. Non si cambia un paese se non cambia il suo popolo, non migliora un paese se non migliorano le persone, la loro cultura, le loro ambizioni. Il mito della “democrazia diretta” non mi cattura perché non tiene conto di un micidiale dettaglio: se a decidere direttamente chi dovrà rappresentarli sono i Franco Fiorito, eleggeranno in eterno Franco Fiorito.

(Da La Repubblica del 20/09/2012)

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