Perchè la sanità pubblica dobbiamo ancora potercela permettere

In evidenza un articolo di Paolo Fontanelli, responsabile Sanità del PD. Sullo stesso tema del convegno del San Camillo Forlanini anche due post di Carla Boto, segretario del PD Marconi (7 feb | 6 feb)

(fonte http://www.paolofontanelli.it) L’iniziativa promossa dal PD a Roma, nell’aula magna del San Camillo-Forlanini, per presentare le proposte sulla sanità è andata molto bene. Erano presenti tantissimi operatori del mondo sanitario romano. Aula stracolma e schermo all’esterno. Forte, infatti, era l’attesa per ciò che avrebbero detto Nicola Zingaretti e Pierluigi Bersani. Aspettative che non sono andate deluse:il clima, di attenzione prima e di consenso poi, era chiaramente percepibile. Certo la stragrande maggioranza dei presenti, con  molta probabilità, erano elettori del PD. Ma chi segue le cose sa che in quel mondo professionale il malessere è assai forte da un bel po’ di tempo. I ripetuti tagli al sistema sanitario e l’assenza di una chiara politica sul tema della salute hanno prodotto una grande incertezza e, soprattutto, il timore che la campagna strisciante per la destrutturazione del sistema pubblico a favore dell’apertura a forme di privatizzazione stia prendendo piede in ogni direzione. Su questo la risposta del PD è stata molto netta e per questo molto apprezzata. Non è un caso che il direttore di “Quotidianosanità” abbia commentato il nostro documento con il titolo “Il coraggio di non cambiare idea”. Infatti negli ultimi due o tre anni ha preso campo in molti ambienti, anche vicini a noi, la convinzione che il Sistema Sanitario pubblico, alla luce della crisi finanziaria e dell’invecchiamento della popolazione, “non ce lo possiamo più permettere”, “è insostenibile” e via dicendo. Quel titolo invece riprende coerentemente la nostra posizione, che è quella di chi non intende in nessun modo mettere in discussione la scelta della tutela universale e solidale del diritto alla salute, ma che semmai intende operare per rendere sostenibile il SSN anche in una fase difficile, di contenimento delle risorse, salvaguardando i livelli essenziali di assistenza uguali per tutti.

Ciò implica un’azione profonda di riorganizzazione e di riqualificazione del sistema sanitario e un livello più forte e unificante nel governo della sanità italiana. Le nostre proposte vanno in quella direzione e hanno bisogno di un coinvolgimento e di un confronto ampio con la realtà, articolata e complessa del mondo sanitario. In questo senso il clima che si è manifestato al “Forlanini” è molto importante e dovrebbe trovare un interesse anche nel sistema della comunicazione, vista la rilevanza del tema. Scrivo dovrebbe perché così non è. E’ vero che tv e giornali erano presenti in gran quantità, ma “l’assalto” dei microfoni e dei taccuini dei giornalisti verso Bersani era tutto rivolto a cercare commenti sulle agenzie e sulle notizie della politica: Monti o Vendola e niente sul diritto alla salute. Meno male che ci sono altri canali per parlare dei problemi reali. Comunque, nel suo intervento, Bersani è stato molto efficace e chiaro nel merito del problema, dimostrando una competenza non molto frequente tra i leader politici.

All’uscita un medico, evidentemente del PD, mi ha chiesto : “ma che cosa succede se non vinciamo le elezioni?”. Forse intendeva riferirsi alla sanità ma a me è venuto subito da rispondere: “se non vinciamo noi vince Berlusconi, non vedo altra possibilità !”. Ho visto sulla sua faccia una certa sorpresa, come se non ci avesse pensato, e la reazione è stata : “Ah no, Berlusconi proprio no !” Allora un po’ di sorpresa l’ho avvertita io e, tra me e me, mi sono detto : speriamo bene …

 

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