La vulgata populista, alibi per i disonesti

“L’amaca”, di Michele Serra
Non ci vogliono strumenti di precisione, basta una stadera da mercato ortofrutticolo per scoprire che il peso del malaffare politico pende decisamente verso destra. Il potere forzaleghista lombardo e in specie quello formigoniano, per fare solo un esempio macroscopico, annaspano nelle carte giudiziarie. Eppure dire che la disonestà non è spalmata in modo uniforme sull’intero arco politico è diventata un’impresa impossibile. La vulgata populista ripete che “i politici sono tutti uguali”, pialla ogni differenza, ingoia nel suo gorgo di risentimento ogni cifra, ogni analisi, ogni dato della realtà. È, questa genericità ringhiosa, il successo più evidente del nuovo populismo. Poggia su fondamenta antiche: la diffidenza per il potere qualunque sia, l’antistatalismo, l’attribuire a chi fa politica solamente scopi ignobili e ingordigia. È una genericità che, per sua natura, nuoce ai migliori e giova ai peggiori, perché confonde lo sguardo e occulta la realtà. Ha perfettamente ragione Saviano quando dice che la frase “sono tutti uguali” è un’arma micidiale contro gli onesti, e l’alibi più efficace per i disonesti.

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