Anche io sono un cittadino (di Enrico Pasini)

Riceviamo da Enrico Pasini e volentieri pubblichiamo

Ieri si è svolta l’assemblea del circolo Marconi che ha visto la partecipazione di molti elettori e cittadini. E molti hanno colto l’occasione per darci – e ribadire – una sonora svegliata.

Ora anche io sono un cittadino e questo è stato il mio intervento di ieri

Il capitano dice al mozzo di bordo
signor mozzo io non vedo niente
c’è solo un po’ di nebbia che annuncia il sole
andiamo avanti tranquillamente

 

I risultati delle elezioni di Febbraio hanno provocato letteralmente uno choc.

Non possiamo parlare di mancata vittoria, ma di sonora sconfitta politica al di là dei numeri diversi che nei due rami del Parlamento ci premiano o puniscono.

E lo choc è amplificato perchè dovuto ad un reiterato e mancato ascolto da parte della intera classe politica del nostro partito. Ivi comprese le classi dirigenti che dal basso – come nel mio caso – hanno cercato di portare avanti la carretta.

Ognuno è responsabile, provarsene a tirar fuori sarebbe ipocrita.

Ma dobbiamo dire con fermezza e coraggio – e sincerità – che i segnali erano visibili da più parti.

E nonostante questi segnali siamo stati afoni nel parlare – e farci capire – a quei ceti sociali da cui ormai siamo distanti (si veda analisi di Ilvo Diamanti su Repbblica dell’11 marzo).

Siamo invece stati prodighi di parole nell’inseguire un ceto politico, il centro, che si è squagliato in queste elezioni.

Siamo stati afflitti da un difetto di comunicazione, uno per tutti – preso ad esempio – il discorso sulla retribuzione dei Parlamentari ancora oggi oscuro nella sua enunciazioen degli otto punti: “Revisione degli stipendi di Parlamentari e Consiglieri Regionali con riferimento al trattamento economico dei Sindaci”. Sarebbero bastate 4 parole: retribuzione a 5000€ massimo.

Dicevo dei segnali lanciati da più parti e visibili a tutti i livelli di partito. Lanciati sia da istanze collettive come il nostro circolo, sia da ognuno di noi.

E penso alle battaglie del circolo su “rigore, sobrietà e coerenza” e alla necessità di essere esempio per essere ascoltati dai cittadini. Quell’ascolto che molti soloni della politica – anche nel nostro municipio – hanno disdegnato e snobbato (in primis il Presidente del Municipio Paris) mentre la dirigenza del circolo – e Carla – con pazienza sopperivano a queste colpevoli assenze.

E penso alla disperata richiesta di attenzione al territorio.

Solo un nostro tenace voler resistere – con l’esempio e gli atti concreti che il circolo ha provato a portare avanti – ha fatto sì che nella competizione elettorale lo tsunami ci sfiorasse appena sul livello territorio ma ci travolgesse sul livello politico (si vedano anche i risultati delle regionali che ci danno un 5%+ rispetto al dato politico. Anche a Marconi dove siamo sempre superiori alla media dei dati del Municipio).

Ed i segnali sono stati lanciati anche dal sottoscritto – sicuramente condivisi da molti del nostro popolo – all’interno delle sedi istituzionali di partito, quelle del municipio XV, dove più volte ho denunciato – tra qualche sorriso di sarcasmo che mi si rivolgeva – la crescita di un “sistema di potere” che non era in grado di distinguere tra affari pubblici e e affari privati e che non era in grado di rompere il sottobosco delle nomine. Sono o sono i temi che a livello nazionale ci mettono in sofferenza? E non è che dovremmo per primi dal basso risolverli?

E mentre molti all’interno del partito non erano in grado di fornire quegli esempi di coerenza che i cittadini ci chiedevano per essere credibili, altri – fortunatamente – facevano della loro idea di altra citta – con le pratiche concrete – una battaglia di cultura e di “rigenerazione”. Penso all’impegno di Paolo Masini.

E’ vero abbiamo combattuto – molti, tanti – per valorizzare le competenze, per far crescere passione e senso della politica come servizio. Non è stato sufficiente.

A volte anche per una serie di veti che ci hanno colto impreparati (e che non hanno valorizzato le competenze che dall’interno potevano essere portate in sedi esterne, anche amministrative), a volte per una sorta di vuoto parlare in termini politicisti (un accordo qui, un “guarda che se abbiamo pazienza … ci sarà …”).

Anche se guardiamo alla pletora di candidati in corsa per il Sindaco di Roma assistiamo al non riconoscimento dei tanti segnali che abbiamo lanciato, delle tante parole chiare che abbiamo pronunciato. Niente. Sordi e accecati da una mania di protagonismo che porta a contarsi o a lucrare qualche posizionamento.

Nessun candidato a Sindaco radicato nel tessuto socio-culturale di Roma. Tante poltrone già ricoperte e scaldate che ambiscono ad altre poltrone. Tante candidature calate dall’alto.

Ha fatto bene, da questo punto di vista, Marco Miccoli a reclamare una seria pausa di riflessione chiedendola alla pletora di candidati. Ha fatto bene. Però dovremmo chiederci con onestà se al momento di concludere e di serrare sulla scelta progettuale di Roma (idee e programmi) e conseguente scelta del candidato Sindaco il nostro affanno non sia stato dovuto anche alla assenza /distrazione di tutto il vertice romano del PD. Ognuno impegnato – e per alcuni di loro anche ben voluto dal sottoscritto – a correre per diverse posizioni. Chi al Parlamento, chi alla Regione.

 

Che fare in questi due mesi?

La scelta è di continuare a valorizzare il territorio. E da questo punto di vista non possiamo che accogliere con favore la disponibilità offerta per la candidatura a consigliere municipale di chi – come Pietro Gurrieri – ha sempre manifestato attenzione e ascolto ai problemi del nostro territorio.

Che fare ancora?

Quando 5 anni ho avviato questo percorso con il circolo era ben chiaro l’orizzonte temporale che mi ero dato. Da elezione a elezione. Con molti abbiamo condiviso questo orizzonte provando a guardare, a sollecitare, a curare, a “spingere” con la pratica e la comunanza i volti della nuova passione, delle nuove idealità.

Non ci sono uomini e donne per tutte le stagioni, è il mio pensiero.

E’ ora che finalmente la generazione dei nativi del PD – e penso a Francesca, a Maria Teresa, ad Emiliano, a Riccardo, a Luca stesso che da poco è con noi – lasci il porto. Non il nostro porto fluviale, ma quel porto figurato a cui spesso ci ancoriamo.

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