Riflessioni … in Circolo (F. Vicari)

riceviamo da Francesco Vicari, nostro iscritto

Carissimi, Cara Carla,
invio questi spunti per chiedere di essere ospitato sul blog, qualora non vi siano particolari e controproducenti controindicazioni.
Passata questa fase di formazione del governo (forse) e di campagna elettorale comunale, a Carla mi permetto di dire che forse sarebbe utile/opportuno valutare se cominciare a promuovere l’avvio di una discussione  – anche in gruppi ristretti – in vista del congresso nazionale perchè continuo a sostenere
che i Circoli non possono continuare ad essere solo “portatori d’acqua”.
Dovrebbero entrare in una rete di confronto e discussione in modo da fare veicolare, in senso ascendente, gli “umori” dei cittadini, degli elettori, degli iscritti e dei militanti. Io punto sempre ad una rete dei circoli, una rete comunale, regionale e nazionale.
In occasione del precedente congresso questa mia idea di contributo di partecipazione dei circoli, da qualcuno dei presenti (non conosco il nome), è stata apostrofata/criticata come irrealistica e ideale in quanto assimilabile ad una specie di “agorà” (anche se non è così … e non sto qui a citare i motivi).

La discussione nei circoli sui temi locali e l’approfondimento tematico non devono essere la base delle decisioni sovraordinate ma la conoscenza e la specializzazione di una classe dirigente locale. Inoltre costituiscono la base del confronto documentato e informato da fare veicolare nel processo decisionale ascendente laddove dovesse servire, anche al fine di prevenire o evitare rischi di decisioni e derive verso il “marinismo” (recentemente subito a nostra insaputa) sulle quali vi è stata la recente sollevazione dei circoli.
Io penso che, se il Pd sopravviverà, nella discussione sulla forma partito che sarà/dovrà essere fatta nella fase congressuale i circoli sono i primi chiamati in causa e devono dire la propria in modo consapevole. Non possono essere passivi e continuare a subire le decisioni dall’alto.

A presto,
Francesco Vicari

e questo che segue è il testo inviatoci da Francesco. Qui scaricabile come pdf

Riflessioni … in circolo, di Francesco Vicari

Al Circolo Pd Marconi – Roma

22 aprile 2013

La gestione e gli esiti dell’elezione del Presidente della Repubblica ha messo a nudo, ancora una volta, la storica ispirazione al suicidio del centrosinistra che agli occhi degli elettori si colloca al primo posto come elemento di inaffidabilità politica alla realizzazione di una speranza di cambiamento. E’ indubitabile che negli ultimi anni il centrosinistra abbia smarrito la propria stella polare, rendendo manifesta questa sua storica vocazione autolesionista tipica dell’irresponsabilità, del mancato senso di appartenenza, del tradimento degli elettori e del disprezzo degli sforzi dei propri militanti.

Il Pd è stato definito – da chi si intende di manipolazioni gastronomiche – un “amalgama mal riuscito”. Aggiungerei, grazie alla costante guerriglia interna tra i diversi clan che, in luogo di favorire la mescolanza delle culture, si sono ispirati al proprio ombelico e hanno pensato con estrema cura alla propria poltrona. Le due prospettive: la continuità di un partito identitario proveniente da un glorioso passato e la speranza di un partito “mescolato” e moderno proiettato nel terzo millennio sono state il motivo per alternare fasi di pace armata a latente e sotterranea guerra tra fazioni. I recenti eventi sono la prova di queste ruggini.

Personalmente ritengo che non sia più tollerabile tenere la polvere sotto il tappeto. Resto convinto che non si può continuare a osservare il Pd – se esiste ancora – con i piedi nel terzo millennio e la testa nel ‘900.

Nanni Moretti ci ha abituato alle sue profezie cinematografiche (il Caimano, Habemus Papam) ma è stato profetico anche nel suo monito pubblico di Piazza Navona, quando ha esclamato: <con questa dirigenza non vinceremo mai!>. Infatti non ho molte speranze che il prossimo congresso non diventi la loro occasione per impiccarsi alle proprie idee, uccidendo definitivamente il Pd e la speranza di cambiamento per tanti cittadini che nonostante le costanti delusioni, aspirano e continuano ad aspettare un partito plurale e moderno.

Per sanare questa dicotomia nel partito, questa strumentale doppia visione del partito dovrà essere sciolta nel prossimo congresso in maniera risolutiva. Con il prossimo congresso deve essere sancita la fine dei sultanati e delle rendite di posizione. Basta con tutte le figure mitologiche per metà divinità dell’olimpo e per metà poltrone! Ma occorre che cambino anche gli iscritti e gli elettori, timorosi del cambiamento e del nuovo. Ancorati a schemi condivisibili ma elettoralmente perdenti. Condivido la “Sveglia” alla nostra classe dirigente! Ma “Sveglia” anche agli iscritti e agli elettori! Su questa classe dirigente anche gli iscritti e militanti hanno la loro parte di responsabilità!

Sono dell’opinione che dal nostro circolo, e spero da tutti i circoli, dovrebbe prendere avvio la riflessione per il prossimo congresso. Continuo a ritenere non più tollerabile che i congressi debbano assumere il solito approccio verticistico. I circoli stavolta devono far sentire la propria voce, anche con delle proposte e con delle riflessioni a flusso ascendente! Alcuni temi sono di estremo interesse per il “sistema dei circoli”. Ad esempio, i temi della forma partito e del finanziamento, il ruolo dei circoli, il processo decisionale nel partito, la veicolazione ascendente delle decisioni, il rapporto circoli – eletti – territorio, il rapporto circolo-istituzioni locali, la relazione elettori–eletti.

Non ho mancato occasione di sostenere che i circoli, depotenziati della loro collocazione in un processo decisionale ascendente, sono relegati alla mera funzione di centri di raccolta del consenso del partito e di centri di volontariato per l’espletamento delle funzioni organizzative e logistiche dei processi sensibilizzazione politica sul territorio. Anche laddove i circoli riescono ad essere centri di riflessione e discussione non trovano strumenti e canali di ascolto e veicolazione dei bisogni dei cittadini. Vi è uno scollamento tra partiti e cittadini ma anche tra circoli e propri rappresentanti del partito.

Il partito riuscirà a salvarsi se si esce dalla logica dei circoli “portatori d’acqua”, con poche risorse umane e con esigue dotazioni finanziarie inadeguate anche a far fronte alle spese generali.

Se la classe dirigente sovra comunale sarà dotata della necessaria responsabilità, finora poco dimostrata, la riforma del partito dovrebbe prevedere anche una rete dei circoli come luogo di discussione e di scambio di esperienze tra le diverse realtà comunali, regionali e nazionali. Tale impostazione va affiancata ad una prospettiva di una nuova legge elettorale in grado di legare fortemente l’eletto agli elettori e al territorio.

Al superamento di questa delicata fase che implica la formazione di un governo – forse bene non durevole e con scadenza … da consumarsi preferibilmente entro il ….. – e superata la campagna elettorale amministrativa di Roma, sarebbe opportuno che il nostro circolo (eventualmente insieme a tanti altri), in vista del congresso, diventasse un laboratorio di riflessione autonoma per la discussione, stavolta anticipata rispetto agli esiti congressuali e non successiva come è avvenuto sempre in precedenza.

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Un pensiero su “Riflessioni … in Circolo (F. Vicari)

  1. Sembra proprio che i nostri rappresentanti non ci sentano, non percepiscano quello che diciamo, che vogliamo e che sentiamo noi. Eppure, se ascoltassero, si renderebbero conto che c’è una sinistra forte e coesa che ha solo bisogno che le si dia la parola.

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