Documento dei circoli autoconvocati

Prosegue l’attività dei circoli autoconvocati. Questo documento del 13 giugno, sottoscritto anche da Carla Boto, è stato indirizzato alla Commissione Congresso Nazionale.

“La Direzione nazionale del Pd ha approvato la composizione della commissione per il Congresso. Ne fanno parte: Roberta Agostini, Stefano Bonaccini, Lucia Centillo, Francesca Ciafardini, Gino Cimmino, Gianni Dal Moro, Roberto Gualtieri, Lorenzo Guerini, Danilo Leva, Giovanni Lunardon, Giuseppe Lupo, Luigi Madeo, Margherita Miotto, Roberto Montanari, Roberto Morassut, Antonella Rossi, Nicola Stumpo, Valeria Valente, Francesco Verducci. Ad ognuno di loro, e al responsabile della Segreteria nazionale per l’organizzazione, Davide Zoggia, inviamo il seguente documento.
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Il Segretario Guglielmo Epifani, nella sua relazione alla Direzione nazionale ha parlato di “piaga del correntismo”; Gianni Cuperlo, in un’intervista all’Unità, ha definito le correnti “un virus che sta divorando il PD”, Goffredo Bettini, in un’intervista al Manifesto le ha descritte come “funzionali alla conservazione di gruppi dirigenti che vogliono vivere di rendita e mantenere i loro orticelli di potere”, Nicola Zingaretti ha parlato di “arcipelago di gruppi senza identità che hanno solo l’ossessione di mettere qualcuno in un posto”. Tutto giusto, tutto condivisibile, ma come se ne esce nessuno concretamente lo dice.
Il problema – se si evita l’ipocrisia della difesa del pluralismo, che è anzi soffocato dalle correnti – è molto semplice: o la vita quotidiana del Partito Democratico rimane, come oggi, governata a tutti i livelli dell’organizzazione dalla continua ricerca di un provvisorio equilibrio tra i gruppi di potere, oppure si comincia finalmente a realizzare l’idea originaria del Partito Democratico e si applica concretamente ed effettivamente la norma statutaria che afferma: “Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali.”
Bisogna interrogarsi sul perché questa scelta di partecipazione, che costituisce il principio ispiratore della fondazione del Partito Democratico non ha mai trovato applicazione pratica, non è mai diventata azione quotidiana.
Bisogna interrogarsi su quali siano i meccanismi che hanno di fatto impedito agli iscritti di farsi ascoltare e di essere protagonisti della vita del Partito.
Bisogna cambiare, a partire da oggi e cominciando dalle modalità di organizzazione del Congresso, il modo di funzionare del Partito, i processi decisionali, la qualità e la sostanza democratica della vita interna.
Bisogna dare agli iscritti, e ai Circoli che li rappresentano, il ruolo che lo Statuto gli assegna, con misure concrete ed esigibili che riguardino le modalità di partecipazione alle scelte politiche del Partito, i criteri e i modi di formazione dei gruppi dirigenti, il rapporto tra il Partito e gli eletti, che devono essere chiamati a rispondere costantemente del loro operato sulla base di quanto dispone il Codice Etico e il Codice di responsabilità degli eletti e degli amministratori democratici.
A voi è stato dato il compito di preparare il Congresso, di definirne l’impostazione e lo svolgimento. A voi la responsabilità di scegliere se assolvere al vostro compito in modo burocratico e semplicemente formale, o piuttosto avvertire la necessità di dare chiari e forti segnali di cambiamento in direzione di una democrazia più efficace e partecipata, capace di coinvolgere e attrarre i cittadini, iscritti ed elettori che siano.
La nostra richiesta è chiara e decisa: vogliamo il Partito Democratico che abbiamo fondato, quello a cui dedichiamo ogni giorno le nostre energie e la nostra passione, quello di cui ha bisogno il nostro Paese.

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Un pensiero su “Documento dei circoli autoconvocati

  1. E se si partisse, nel Congresso (parlo dei congressi dei circoli), parlando “esclusivamente” del rapporto che esiste, che deve esistere tra il Quartiere ed il Circolo? Con le associazioni, con le realtà sociali ( sono tante, più di quelle che noi immaginiamo ), con le iniziative che “altri” prendono nel Quartiere e che poi muoiono se non c’è un Partito che è presente, che le segue, che le rende concrete? E gli iscritti al circolo? E’ importante che siano uno dieci cento mille? Non è più importante che gli “iscritti”, volontari naturalmente, si impegnino secondo i loro interessi? Non si parli di un Partito leggero o pesante. Si parli di un Partito che “viva” la vita del quartiere. Il “discorso” su la “politica” di Roma, del Lazio, dell’Italia, dell’ Europa e del resto del Mondo scaturisce da lì. Dal basso. Dalla gente. Da noi che quotidianamente e liberamente sacrifichiamo il nostro tempo “libero”. Discutendo, certo. Delle “cose” piccole e di quelle “grandi.. Ma andando avanti. E “abborrendo” le correnti. Non le idee. Non gli ideali. Le correnti “uccidono” il progresso. Uccidono il futuro. A proposito di problemi da affrontare ho letto ieri, su l’Unità, un articolo. Riguarda Roma. Può riguardare, anche Marconi e l’XI municipio. Titolo: “La capitale delle Mafie”. Ancora: ” Una marcia per svelare il lato oscuro di Roma”. ” Un progetto del movimento “daSud” che attraverso il centro e le periferie e il cui obiettivo è quello di denunciare le infiltrazioni dei clan che usano la città come una “lavatrice.” Ecco solo un piccolo esempio. Affrontando questo ” PICCOLO ” problema si può risalire dal particolare all’universale. Muoviamoci subito. Comunque, anche se non facciamo a tempo ad “agganciarci” a queste manifestazioni che avvengono in otto “realtà” romane. teniamo sempre presente che ROMA E’ CITTA’ DELLE MAFIE. Noi ci viviamo. Noi ci conviviamo. Il futuro, se non diciamo basta e non le combattiamo, non ci permetterà ” MAI ” di ” VIVERE “.

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