Azzardo un concetto: oggi e domani mi perdo per sempre

Riceviamo da Enrico Pasini e pubblichiamo

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Quella che segue tra poche righe è una riflessione di Maurizio Fiasco, da sempre attivo nella denuncia dei danni economici e sociali derivanti dal gioco d’azzardo.

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Maurizio Fiasco (foto S. Contino)

La riflessione, letta sui social network e poi esposta ieri 5 luglio a RAINEWS24, prende spunto dall’ultimo tragico episodio che ha visto coinvolto un giovane di 19 anni che si è tolto la vita per aver dilapidato al gioco una ingente somma. Sul sito del circolo abbiamo anche spesso ospitato articoli di Paolo Masini che ha denunciato il connubio tra amminsitrazione e aperture a gogò di sale gioco. E’ ora che il governo sciolga ogni ambiguità ed intervenga duramente valorizzando non l’entrata fresca e sonante di denaro (di denaro che puzza maledettamente) ma mettendo in evidenza le ricadute sociali ed economiche che il fenomeno si porta appresso. Anche nel nostro piccolo, se guardiamo al quartiere Marconi, in questi anni abbamo visto proliferare sale di ogni tipo. Stare a guardare oggi è complicità. E vi prego non mi parlate di caduta in uno Stato etico.

Perché un adolescente (è tale, anche se impropriamente, un ragazzo di 19 anni nell’Italia del 2013) è schiacciato dalla frustrazione e dal senso di fallimento per aver perso al gioco? La ragione è da ricercare nel mandato che lo Stato ha conferito ai concessionari per i loro affari: arruolare tutti, indistintamente tutti, esasperando il significato simbolico dell’azzardo. Cominciò il centro sinistra – con l’entourage di D’Alema – e a proseguito, con spietata determinazione il centro destra. In breve, l’operazione sui ragazzi si presenta così.

I giovani vengono arruolati in una gara che si presenta di abilità e che invece è pura alea, azzardo.
L’offerta punta a proporre e a rinforzare un’identità di giovane che come in un rito di passaggio può accedere alla sua statura di uomo, di vero uomo.
A quell’età non si possiede nemmeno una nozione del valore del denaro e del potere che al denaro è connesso. Ecco che l’azzardo appare un “prova ordalica”, un “giudizio di dio”, come una sfida che se vinta trasmette la conferma di un avvenuto conseguimento d’identità.
Il marketing dell’azzardo fa leva proprio su questo e muove risoluto al reclutamento con un complesso strumentario: dalla retorica (i termini impiegati sono skill game, giochi di abilità a distanza) al corredo iconografico, simbolico e spettacolare del gioco d’azzardo.
Si sfruttano le sinergie tra la piattaforma informatica (le operazioni di scommessa on line) e la trasmissione televisiva, dove va in onda il casinò interattivo, il poker spettacolo, i tornei valorizzanti. La maschera e il travestimento completano l’operazione.
A rischio sono tutti, non pochi “devianti”, come sostengono i concessionari. Ma masse molto estese di persone arruolate all’azzardo industriale di massa. Pagano amaramente quelli che vedono cumularsi questo consumo con la fragilità, la tensione, il dramma e l’ansia dell’età evolutiva.
Lo stato è complice perché ha dato in pasto le nuove generazioni a questa macchina spietata, disarmando le figure di riferimento (i genitori, gli educatori, gli adulti significativi) e evitando accuratamente di predisporre difese, cautele e misure di allerta.
Ha tolto al complesso industriale dell’azzardo persino la responsabilità giuridica per i danni cagionati, quotidianamente, alla popolazione, alle comunità e in modo davvero squallido alle giovani generazioni.
Al riparo di una concessione accordata dai Monopoli di Stato i trust dell’azzardo sono esonerati da qualunque chiamata in causa per gli effetti del loro business. Essi mandano in malora parti delle generazioni che si affacciano alla vita e lo fanno in nome e per conto dello Stato. E’ davvero sconcertante che tutto questo sia maturato nell’ignoranza, nell’indifferenza e nella complicità di gran parte del personale politico, di governo e del parlamento, delle maggioranze e delle opposizioni. Lungo quasi vent’anni di storia repubblicana, l’azzardo pubblico ha messo in mora principi costituzionali come il diritto alla salute, il valore della famiglia, la tutela del risparmio.

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