Il saluto del segretario uscente Carla Boto

SALUTO DI CARLA BOTO, SEGRETARIA USCENTE, AL CONGRESSO DEL CIRCOLO PD MARCONI 26-27/10/2013

Care democratiche e Cari democratici,

svolgiamo questo secondo congresso dalla fondazione  in un clima  politico difficile, essere al governo e non poter attuare la politica, le strategie,   per cui siamo nati,  non ci rende la vita facile, né ci facilita le scelte.

Non possiamo agire linearmente secondo vocazione   perché, nel governo c.d.  larghe intese,   le forze politiche remano in direzione centrifuga, non  per la convergenza.

Guardando  ai risultati elettorali, la mia lettura dei dati è che la non vittoria (e non una vittoria  dimezzata), ha trasformato la nostra vocazione all’alternativa in una dura lotta quotidiana dove stabilità economica e riforme sono sottoposte alle fibrillazioni dei partiti al governo, incompatibili tra di loro.

A vederne lo stato dell’arte  tradotto nel governo si può capire la enorme sofferenza del e nel Paese.

A ciò si aggiunga, a livello locale, ma di rilievo nazionale, perché si riferisce a Roma Capitale, quella che io chiamo falsa vittoria: i risultati di Roma sono tali grazie (o nonostante) al forte tasso di astensione.

Il bisogno di rinnovamento, di pulizia delle stanze dei bottoni del Campidoglio, non lo abbiamo intercettato. In voti assoluti abbiamo vinto grazie al nostro “zoccolo duro”.

L’unica nostra vittoria vera,  se guardiamo all’istituzione regionale come un insieme  intermedio, è quella di Zingaretti.

Un anno e più di primarie ed elezioni ci hanno visti lavorare, in parte  in estenuanti diatribe interne (correnti, tessere, nominalismi, capifila etc. etc.), in parte in  ulteriori estenuanti dinamiche per la costruzione delle liste, nonostante le primarie.

In questo quinquennio che mi ha visto tornare alla politica attiva, ho vissuto in questa comunità momenti difficili (anche  quello della fondazione non è stato indolore, a causa delle diffidenze reciproche, relativamente alle  storie di ognuno dei fondatori e dei differenti  metodi dell’agire  di ognuno ), di tensione, di crisi vera e propria, di carattere politico e anche relazionale (siamo uomini e donne vere).

Ho vissuto anche momenti  di entusiasmo, per successi, progetti realizzati e piccoli attimi nel fluire della vita politica. Abbiamo condiviso gioia per vicende personali relative a qualcuno di noi, momenti di dolore per eventi drammatici, fino agli eventi di lutto.

Tra questi  voglio ricordare le figure importanti dei nostri  due compagni:  Aldo Dettori, scanzonato  uomo dal sorriso accogliente e dal pensiero stimolante ed Enzo Roggi, amatissimo, giornalista, la cui carriera è passata lasciando segni indimenticabili per  l’Unità, per Argomenti Umani, e che nell’ultimo decennio ha diretto la rivista On-line Ponte di Ferro.

Ebbe  la ventura di incontrare i grandi della storia non solo nel  Partito Comunista, ma anche i grandi del Paese e degli altri Paesi.

La mia vita, la mia azione in questa comunità,  in questi 5 anni è stata  costantemente percorsa  dal dubbio, a scanso di chi mi considera o mi racconta decisionista. Nessuna posizione, anche delle più convinte, non è stata accompagnata dal dubbio,  preventivo, contemporaneo all’agire,  successivo.

L’essere tenuta ad ascoltare, a comporre, mi ha spesso spersonalizzata nelle posizioni politiche, ho cercato equilibrio, condivisione tra e con noi, a volte non mi è riuscito.

Ma non è stato facile in un partito fatto di tanta apparente democrazia (primarie, assemblee a tutti i livelli – provinciali, regionali, nazionali –  ma pletoriche e già questo dovrebbe inoculare il dubbio sulla giustezza e sulla efficienza del nostro funzionamento). Troppo spesso è mancata a tutti i livelli la democrazia, intesa come confronto rispettoso,  non come battaglia per la vittoria o come pratica di condizionamento delle possibili maggioranze.

Un partito che ha guardato troppo al proprio interno, dilaniato da scontri e da estenuanti  trattative di posizionamento, che spesso ha perso di vista l’impegno , la dedizione all’approfondimento, lo studio dell’oggetto su cui si doveva concentrare la nostra azione (recente, ma non ultimo, la associazione per IMU = case di lusso  = 750 euro di rendita catastale).

Così ha reso difficile  la costruzione di intenti e di opere condivise nell’interesse  del Paese, anche tra noi troppa poco chiarezza! Come è possibile trattare con le forze contrarie, pur in coalizione, se non si ha intento e metodo comune tra noi?

Mi ha reso difficile, ci ha reso difficile, immaginare un progetto comune,  davvero condiviso con i cittadini e le cittadine, un progetto che sia al loro servizio, al servizio delle fasce sociali che una formazione di centro sinistra deve assolutamente tutelare.

E’ di questi giorni l’ulteriore notizia  che viene dalla regione Emilia Romagna, come nel Lazio della Polverini (che registra , anche noi, come gruppo di opposizione, incapaci di rifiutare, di  denunciare lo sperpero dei finanziamenti ai gruppi consiliari.

Poco importa che non sia stato consumato per voluttuosità personali … in periodi di crisi economica, di spending review, tutto questo, come tanto altro non deve appartenerci. Vogliamo parlare del caso Lorenzetti?  Per cui  una volta, se ( mi auguro), sia stata dimostrata la sua integrità, permane l’enorme macigno del conflitto di interesse.

Un partito che si mobilita per le primarie a tutti i livelli, senza filtrare un solo merito delle autocandidature,  soprattutto senza preoccuparsi  di non lasciare sguarniti ordini e gradi della struttura, più che un partito che elabora è una sorta di trampolino di lancio, ad esser buoni, si dice … di “aspirazioni personali”.

Io sono convinta che le vere vittorie elettorali rappresentano un percorso non facile, lungo e faticoso.

E’ dimostrato.

Avevamo la vittoria in mano e ce la siamo lasciata sfuggire. Per questo occorre procedere per step, capitalizzando un risultato sullo step precedente e puntando a reinvestire;  non si può sguarnire di classe dirigente il partito ad ogni appuntamento elettorale, riversando tutte le nostre risorse  umane nelle istituzioni.

Un partito deve avere lo scopo di governare e amministrare,  certo,   ma non può identificarsi, né  con “la fabbrica degli uomini e delle donne delle istituzioni”,  né come l’alter ego delle stesse, non  un tutt’uno con queste che,  nel caso della patologia, genera quelle distorsioni tipiche che vanno dal conflitto di interesse, alla malsana gestione del potere;  nel caso non patologico questo è la causa dello  svuotamento dei  presidi  di elaborazione.

Ciò fa perdere la necessaria  obiettività nei rapporti politici tra il partito e le istituzioni in cui si opera.

Allo scorso congresso  accettai di candidarmi,  restando nell’incarico che mi era “rimasto in mano” (al termine di quella cogestione a tre, con BeppeTattoli e Mimmo Puteo,  per una sorta di naturale fluire  del “processo  di fusione” attraverso  integrazione  fattiva e costruzione di obiettivi comuni.

Lo feci con un impegno chiaro e dichiarato, condiviso da chi aveva costruito insieme a me la lista del direttivo e il percorso pregresso: quello di favorire un naturale ricambio.

Un naturale avvicendamento di compagni di percorso, che avessero fatto l’esperienza del collettivo, della costruzione politica, dell’organizzazione di consessi e dell’organizzazione di una comunità di donne ed uomini in condivisione, a volte anche in contrasto, ma nel comune intento dell’obiettivo di una buona politica.

 

E necessario che come segretaria uscente rammenti alcune notizie, ne dia alcune a chi è arrivato recentemente, aggiorni per tutti le questioni aperte. Lascio al tesoriere, prezioso collaboratore gli aspetti prettamente finanziari sui quali relazionerà più avanti.

La questione  dell’immobile. Nonostante le segnalazioni più volte fatte alla dirigenza del nostro partito, a tutti i livelli, sulle difficoltà a mantenerne l’uso, scarsissima è stata l’applicazione operativa degli interpellati.

Fatto sta che abbiamo appena ricevuto la citazione per ricorso da parte della società liquidatrice del patrimonio della “Fondazione Futuro  storico”, perché considerati  occupanti sine titulo.

Sine titulo! Provate a dirglielo ad Alessandro Casadei che ha ricostruito la storia di quante volte gli iscritti del PCI e del PDS hanno ricomprato per ripianare i “debiti della politica” questo immobile!

Ho ricevuto come segretaria pro-tempore la citazione per l’udienza del 22 gennaio, un macigno sul prossimo direttivo e sulla prossima segreteria. Ci sarò, comunque, al fianco di chi opererà per un luogo fisico del volontariato nella politica, del confronto sociale e  del presidio democratico.

Occorre che questo congresso definisca che partito si vuole che sia il Partito Democratico.

Leggero, liquido, strutturato nei circoli? Io preferisco il terzo.

I circoli e la dirigenza in interscambio di proposte, di  idee e di teorizzazioni  debbono esistere.

Altrimenti le donne e gli uomini che sono qui rischiano di essere diffusori di campagna elettorale e portatori di acqua. Non è così che si  fa una società consapevole, in grado fare la democrazia e di alzare baluardi contro la demagogia e il populismo.

In questi anni abbiamo cercato tutti insieme di svolgere le azioni nella piena trasparenza, fornendo agli iscritti l’informazione più diffusa, più puntuale possibile.

Abbiamo fatto uso  degli strumenti della più avanza tecnica comunicativa, internet e social network, posta elettronica, sms.  Abbiamo costruito il sito del circolo, abbiamo dato spazio a tutti i contributi.

Abbiamo cercato di favorire soprattutto il confronto diretto, in questo presidio di democrazia.

Abbiamo costruito una comunità, aperta ai cittadini e alle associazioni.

Non è un caso che in queste stanze trovano il luogo della loro attività associazioni culturali e di quartiere:

Amici di PontediFerro, Multimedia 3000,NoiNuvolaRossa, Sezione ANPI “Le Ragazze della Resistenza”.

Con loro percorsi comuni e collaborativi, basti pensare alla bella e faticosa iniziativa di Marconi a Colori e del corso di fotografia. Per questo ringraziamo il maestro Alex Mezzenga.

Decine gli incontri, i confronti con parlamentari eletti, a volte critici a volte in piena consonanza.

Alla data di ieri 25 ottobre, il numero di iscritti al circolo è di 128 (98 rinnovi, 30 nuove tessere).

Annovero tra i risultati del circolo l’essere rappresentati a livello municipale da due consiglieri e da due assessori. La più ampia rappresentanza raggiunta da questo circolo.

Oggi, nel rendere il conto dello stato  della nostra comunità  – per il periodo che mi ha visto attendere al compito di segretaria –   è imprescindibile dirvi come questo collettivo di donne e uomini abbia penetrato la mia vita, in  lunghi 5 anni, come abbia pensato quando, delusa, dubbiosa, arrabbiata, annaspavo fra lavoro casa ed iniziativa politica, “lo faccio per il futuro , perché non si può non ridare speranza all’Italia”.

Lo facciamo per i nostri vecchi, per  i nostri figli … ed allora attenzione: la vita reale è altro da quello che accade al nostro interno, alle battaglie di posizionamento.

La vita vera è fatta di scuole a pezzi dove i nostri figli crescono e si formano solo grazie alla buona volontà degli insegnanti, di ospedali post bellici dove eroi conquistano,  a prezzo di sacrifici e determinazione, i primi posti  nelle statistiche della sopravvivenza in vita, dopo ardui trapianti; la vita vera è pagare un affitto, prendere un mutuo, arrivare a fine mese, crescere figli in una società che offra opportunità dignitose in condizioni di parità, conoscere la tipologia delle case di lusso e delle relative rendite; conoscere, finalmente, il prezzo del latte!

Basta avvitamenti intorno a postazioni e a gruppi fine a se stessi, basta  con il radicamento in posizioni che si considerano di proprietà, occorre turn over, rotazione, immissione di nuove energie, impegno e studio, storia e innovazione. Per fare questo è necessario entusiasmo.

Nonostante non tutti siate d’accordo, ne ho cognizione piena,  ne abbiamo parlato, ci siamo confrontati, scontrati anche aspramente,  io resto fedele al mio proposito iniziale. Credo che ,se da un lato si poteva fare di più, dall’altro posso dire di raccogliere alcuni frutti  in giovani risorse, che hanno “fatto pratica” per cinque anni, che hanno fatto il nostro collettivo,  che sono riusciti a resuscitare l’entusiasmo e l’interesse ad un maggior impegno anche in alcuni più maturi e, direi, più provati tra di noi.

Oggi queste risorse sono pronte, apriamo loro finalmente la stanza dei bottoni, di questo circolo, perché non è potere, è servizio. Accompagniamoli con il nostro equilibrio e la nostra esperienza, ma facendo loro assumere la piena responsabilità …

Come un padre che insegna al proprio figlio ad  andare in bicicletta. Ora è il momento che vadano.

E’ l’immagine che vorrei restituire a voi per pensare al futuro del nostro partito.

 

 

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2 pensieri su “Il saluto del segretario uscente Carla Boto

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