PRIMARIE 2013, stamane l’aria è fresca … (Carla Boto)

Riceviamo da Carla Boto un contributo sull’esito delle primarie e volentieri pubblichiamo

Con un altro cavallo, eppure ho vinto anch’io, ha vinto anche la mia idea di rinnovamento…ha vinto il partito democratico, ha vinto il nostro popolo, può vincere il futuro.

elettori-primarie2013Stamane uscendo di casa, mi sentivo leggera, l’aria mi sembrava più fresca…e ho pensato “che mi sta succedendo? mica ho vinto io….” Eppure ho avuto la forte percezione che ci fossimo alleggeriti di quel peso che ha fatto sopportare al popolo della sinistra, battuto più e più volte, quel peso storico, quell’ipoteca che grava sul futuro, fatta non più di una storia di affermazione della dignità, di segni incancellabili lasciati dai leader che hanno guidato le conquiste delle classi subalterne (avremmo detto al tempo), ma di reliquiari arrugginiti, tarlati e impolverati.

Io non ho vinto: ho votato Civati.

Eppure stamane l’area è fresca, abbiamo dato aria alle stanze.

Fuori dal museo c’era, sorprendentemente, nonostante i nostri errori, nonostante i 101, nonostante Violante e la Finocchiaro, nonostante le spese personali del gruppo PD alla regione Lazio, ancora una volta il nostro popolo. Lo abbiamo fatto entrare per scegliere con noi come scalare la montagna delle elezioni, infondere fiducia a chi non l’ha, chi non vota alle primarie e non ci vota o non ci ha votato più, perché ci vuole diversi.

Abbiamo custodito, hanno custodito gelosamente, troppo gelosamente, il sacro fuoco che ci ha reso devoti di antichi numi tutelari, ognuno i suoi, ormai diventato una fioca fiammella che guarda all’indietro e rende miopi. Uno sguardo corto che ha fatto fraintendere che ancora una volta l’auto-nominata avanguardia rivoluzionaria che pianifica mosse ed obiettivi ce l’avrebbe fatta (intellighenzia che guida le masse). Ce l’avrebbe fatta ad incollare iscritti ed elettori nel “non luogo” delle battaglie politiche interne il cui esito scontato rende il partito democratico altro, rispetto alla vita vera. La vita vera finalmente ha scosso gli ultimi resistenti che hanno cercato di trasformare la storia, pur degnissima, in un sogno di virtuale esistenza perenne, logiche da prima repubblica, studi togliattiani applicati come imperituri teoremi, ecumenismo “democristo”, predicato ritorno al sistema proporzionale e alla venerazione della costituzione immutabile.

Non siamo nel secondo dopo guerra. Questa ricostruzione richiede altre categorie condivise con gli elettori.

Possiamo fare referendum interni, possiamo consultare gli elettori, possiamo dare loro voce e potremmo avere risposte sorprendenti solo dismettendo il tono ieratico di grandi profeti (le ideologie sono morte, fortunatamente); ascoltando!

Ma stavolta la vita vera, quella del nostro popolo che non ne può più di sopportare che mentre si spacca a quadrare le magre risorse, a non sapere come dare una strada ai figli, noi facciamo la conta delle regole e dei centimetri che coprono o scoprono il nostro ombelico che, ormai, crediamo essere l’unico mondo.

Ultra 50enni, 60enni e anche 70enni di prestigio vorrebbero ancora fare l’esame del sangue ai preziosi giovani che hanno avuto fegato, resistenza, illusione, tali da spingerli ad entrare nel PD e che, pur essendo stati soci fondatori, animatori di commissioni di studio, ideatori di iniziative pubbliche, innalzatori di gazebi, non possono ancora ambire a dirigere il partito se non per magnanima concessione dei venerandi (una sorta di monarchia ottriata).

Basta mettersi al servizio.

Allora, pur delusi, amareggiati, arrabbiati, sono entrati per l’ennesima volta in casa, donne,uomini, lavoratori, intellettuali, artisti, disoccupati, giovani e vecchi, hanno invaso pacificamente la nostra che è la loro casa, e ci hanno detto che questa sarebbe stata l’ultima opportunità di essere in sintonia con loro, per condividere un percorso che noi abbiamo perso…che chi ha preteso di custodire solo vecchie dinamiche da prima repubblica, vecchie icone (da rispettare sì, ma non da imbalsamare) ha già sciupato più volte.

Per conto mio avevo già aperto tutte le porte, quelle di servizio e quelle principali, per favorire l’avvicendamento che doveva essere l’innovazione e l’ispirazione di fiducia per i più giovani, quelli che con noi hanno fatto il PD e quelli che fuori ci dicono che la vita è altro, più complessa, più varia, più concreta di quella che il “catechismo ortodosso” ci voleva costringere a continuare a ripetere gli stessi assiomi.

Con questa coscienza avevo scelto di sostenere Civati: rinnovamento, merito, competenza, futuro, squadra, onestà, etica in un soggetto collettivo e non leaderistico, che rifiuti sempre i così detti poteri forti. Ho scelto Civati perchè credo in uno “sguardo di sinistra”, ma credo sopratutto che ci sia una generazione che sia in grado di farsi carico non di un restiling, ma di un vero sovvertimento perchè la connessione con il mondo torni ad essere la linfa ispirativa delle nostre scelte politiche.

Perché si può essere di sinistra fuori dalle categorie del novecento.

Civati era da troppo poco sull’onda della ribalta mediatica, non ha avuto tempo di crescere nei consensi, comunque più ampi tra gli elettori rispetto agli iscritti, più ampi nelle grandi città e nei seggi dei fuori sede (sopratutto studenti, lavoratori, intellettuali all’estero…), più ampi al nord che al centro e al sud.

Si pensa, si studia, si vuole essere protagonisti, si propone, non si accettano giochetti, non si aspetta che qualcuno ci conceda di accorgersi di noi…

Quest’aria spirava forte nella ripetutissa frase pronunciata dagli elettori “eheee, ma stavolta deve cambiare qualcosa, tutto, perché non se ne può più!” e hanno scelto quello che davvero era certo che vincesse.

Ha vinto Matteo Renzi.

Un risultato straordinario, determinato dagli stessi che l’anno scorso scelsero Bersani. Sono le stesse persone, gli stessi volti, gli stessi nomi (li ho registrati un sacco di volte al gazebo, di alcuni conosco il nome dei figli e li vedo crescere di anno in anno, di primarie in primarie) nessun alieno invasore, ma sono venuti i nostri, nonostante la diffidenza di molti che volevano regole di chiusura, che teorizzano il trincerarsi nel partito, il mettere sacchetti di sabbia, fatti ostacoli alla partecipazione e alla trasparenza.

Sono venuti i nostri. Per dirla con le parole di Alessandro che ha votato a domicilio, perché impossibilitato ad uscire e che ci ha consegnato il suo voto ed il suo pensiero: i nostri son venuti a portarci fuori e a rimetterci in connessione con il mondo vero.

Ecco perché mi sento così leggera stamane, stiamo respirando aria pura, nuova, e non c’è possibilità di ripensamento.

Stiamo ricostruendo la cultura nuova sulla quale avrebbe dovuto fondarsi e affermarsi il partito democratico, sin dall’inizio e nel corso di questi quasi sei anni.

L’ho scritto nel mio saluto da segretaria di circolo, ho fatto con determinazione e con coerenza, spazio a degli under 30 e under 40 in grado di imprimere un segno e di rifondere speranza…per questo quest’arietta fresca, stamane, mi sollecita pensieri positivi… Non ha vinto il mio candidato, ma ha vinto la mia convinzione. La stessa che ci riconnette al nostro popolo.

Chi pensa che la crisi sia un opportunità ci creda davvero, non solo la crisi economica finanziaria, con i suoi riflessi culturali ed etici, ma anche quella che è psicologica ed è propria di chi ha perso davvero, e tanto, in questo congresso. Da questo apparente momento di crisi debbono uscire convinti che il nostro popolo ha voluto sparigliare per farci trovare i pezzi e la combinazione di un puzzle nuovo e solido, ma sopratutto condiviso perché un soggetto nuovo e collettivo sia davvero in grado di guidare la rinascita del paese e delle fasce sociali che rappresentiamo.

Ora occorre affrontare questioni serissime, con intelligenza ed innovazione, senza dare nulla per scontato, senza basarsi sull’esempio del precedente. Occorre volare all’obiettivo con temerarietà, senza rete, senza numi tutelari, ma artefici e responsabili del nostro agire.

Ci vuole e ci vorrà coraggio, lo deve avere Renzi per lasciare a casa quelli (un po’ troppi che si sono buttati sul carro del vincitore), alcuni sono ingombranti, uno per tutti Fioroni…

Ci vuole coraggio in coloro che accetteranno la sfida, fantasia e passione.

Per ora la segreteria parte bene. Attenzione mai abbassare il livello.

Non c’è da perdere questa opportunità, lo dobbiamo promettere a quelli che ci sono venuti a salvare ieri, in più di due milioni e mezzo ai 9000 gazebo italiani. Un impegno solenne che deve inspirare questa buon aria fresca.

Carla Boto, 9 dicembre 2013
Annunci