Idee sul ruolo dei circoli, riflessioni su un articolo di Stefano Boeri

foto2Riceviamo da Enrico Pasini questo contributo e volentieri pubblichiamo. 

A questo contributo rispondo: “Caro Enrico, effettivamente siamo dei precursori. Il circolo PD Marconi vivrà finché ci saranno le persone ad animarlo, con le loro energie e risorse, anche qualora dovessimo rinunciare alla sede storica e dovessimo cercarne un’altra, sperando sempre che non ce ne sia bisogno” (Maria Teresa Di Sarcina)

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Ieri 8 gennaio Stefano Boeri, in un intervista sul Corriere della Sera con Annachiara Sacchi, parla di come i circoli potrebbero interpretare al meglio il loro ruolo. Boeri, nel titolo dell’intervista, dice: “I circoli Pd diventino poli di creatività”. A pensare al ruolo che il circolo Marconi ha avuto in questi anni, alle sue aperture, alle sue feconde contaminazioni  con le associazioni, verrebbe da esclamare “siamo già molto più avanti”.  Apriamo una riflessione, insieme. Sempre che sia ancora possibile farla nei nostri storici locali di Via Barsanti 25.  Di seguito l’intervista di Boeri.

Boeri: “I circoli Pd diventino poli di creatività”

Colloquio con Stefano Boeri di Annachiara Sacchi – Corriere della Sera

Aprire i circoli del Pd alla creatività, farli diventare poli di cultura diffusa. Avviare un censimento del genio italiano, riprendendo l`esperienza milanese di BookCity e PianoCity, accogliendo i suggerimenti di un mondo «dalle potenzialità incredibili ma troppo spesso dimenticato». Trasformare la festa del Pd in un festival attraente, «bellissimo».

Tre proposte per rilanciare la cultura italiana. Da inviare al segretario del Pd, Matteo Renzi, «subito». Autore, l`architetto Stefano Boeri, ex assessore alla Cultura milanese, appena eletto nelle liste di Renzi all`assemblea nazionale del Pd: «Per valorizzare questo patrimonio di talenti – dice – servono una politica meno sorda e una burocrazia meno ottusa».
Musica live, laboratori artistici, teatro, studi di design, associazioni, consorzi di ballo e canto.
«Non ci sono solo musei e grandi mostre – ricorda Boeri, archistar con il pallino della politica – ma oltre 460 mila imprese creative che producono lavoro è hanno bisogno di tutele e semplificazione». Da qui, forte anche della vittoria ottenuta con la petizione sulla musica dal vivo – grazie a una mobilitazione da 36 mila firme, ora basta una autocertificazione per organizzare, entro la mezzanotte, un concerto con meno di duecento spettatori) – Boeri illustra le sue ricette.
Primo punto: «Perché non usiamo meglio i circoli? Il Pd ne conta 6.250 su tutto il territorio del Paese. Dopo le scuole e gli oratori, sono i luoghi di socialità più capillarmente distribuiti in Italia. Il partito dovrebbe sentire la responsabilità pubblica di queste strutture e rinnovarle, ora sono semplici cinghie di trasmissione».
La vis polemica non è mai spenta, come la voglia di svecchiare antichi apparati, meccanismi obsoleti, lungaggini di partito. «I circoli – dice Boeri potrebbero diventare “stazioni creative” dove chi innova trova spazi, servizi ed entra in una rete di scambi». Il procedimento è simile a quello che nel 2012, quando Stefano Boeri era assessore nella giunta di Giuliano Pisapia, fece nascere BookCity, la grande manifestazione dedicata al libro e alla parola scritta: prima un forum aperto, poi una mappatura, e infine, una rassegna che sta facendo scuola.
Da questa esperienza, ecco la seconda proposta: «A marzo, con i circoli Pd, si potrebbe lanciare una settimana di censimento delle energie creative italiane e, contemporaneamente, ospitare spettacoli e incontri». Primavera di rinnovamento. Con sette giorni di cultura, musica, scambi di idee nelle storiche sezioni.
E per l`estate, una festa democratica con una formula nuova. «Quella attuale – ammette Boeri – è già stanca». Ma Renzi? Cosa penserà? «Matteo Renzi – conclude Boeri – ha un`idea avanzata del partito. Sulla scuola, per esempio, ha voluto riunire tutti gli assessori all`Istruzione dei Comuni italiani per capire le loro esigenze. Ecco, il senso delle mie proposte parla a un Pd che impara a usare il suo potenziale diffuso. Ne abbiamo tutti bisogno».
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