Si, con pane e cultura si può mangiare!

cultura-672x291Un recente articolo pubblicato su euronews.it ci informa di come in Francia la cultura contribuisce alla ricchezza nazionale 7 volte di più dell’industria automobilistica. E’ una questione di priorità, di scelte, di predisposizione culturale e di politiche adeguate di sostegno e sviluppo.

Nel commentare questo articolo Maria Teresa Di Sarcina, segretaria del PD Marconi, fornisce una sua valutazione “da dentro”, e lo fa oltre che per suo DNA culturale potendo contare anche su un impegno e su una predisposizione del circolo su questo tema (qui alcuni esempi: Cinema, Lavoro e Cultura ed ancora qui sulla vocazione culturale del quartiere)

Parlo da una postazione privilegiata, che mi permette spesso di osservare i turisti italiani e stranieri e le loro specifiche reazioni. Vedo le loro facce estasiate di fronte ai nostri tesori. Ma soprattutto vedo, subito dopo, troppo spesso la loro delusione. Sciatterie, carenze, mancati servizi, scarsità di addetti alla vigilanza, difficoltà di collegamenti efficienti con i luoghi d’arte periferici, comunicazione spesso solo in italiano, al massimo in inglese, vedo la progressiva diserzione dei musei da parte delle scuole italiane per gli elevati costi dei trasferimenti quasi totalmente a carico delle famiglie. Elementi negativi che rischiano di polverizzare l’intraprendenza, la passione, l’attenzione che tanti mettono nel proprio lavoro.
Siamo il paese con il più grande patrimonio culturale del mondo e la più bassa percentuale di PIL dedicata. Potremmo vivere, felici, solo di questo. Potremmo mangiare pane e cultura, e le notizie che arrivano dalla Francia, mica da un piccolo regno sperduto, dimostrano che il marchio Louvre può valere molto di più della Renault. Se non invertiamo questa rotta becera e ignorante vedremo presto polverizzarsi interi tesori, sotto lo sguardo allibito dei nostri figli.

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Un pensiero su “Si, con pane e cultura si può mangiare!

  1. A mio modo di vedere, come in tante occasioni, due torti non fanno una ragione. Tremonti ne ha dette e fatte tante di fesserie ma penso che la situazione italiana sia sotto gli occhi di tutti. La Cultura da noi non è lo sfruttamento dei brand o delle risorse per un arricchimento collettivo legato alla fruizione della stessa da parte dei clienti (cittadini italiani o meno), ma un gran calderone finanziato dai contribuenti in maniera regressiva ed asimmetrica per raggiungere un obiettivo fondamentale decretato da Politica e Sindacati: il lavoro agli addetti. Difficile, ad esempio (ma è solo uno), altrimenti, pensare alle disastrate situazioni delle fondazioni liriche che hanno munto le vacche (degli altri) a suon di integrativi che normavano anche il mantenimento dello strumento in mano con una produttività (spettacoli) bassissima (forse con l’eccezione della Scala).
    Facile capire i motivi per cui il sottoscritto si è trovato varie volte, in giorni che avrebbero potuto essere di picco per le visite, con le porte di Musei e siti archeologici chiusi….potremmo continuare ma penso che ognuno potrebbe portare i propri esempi.
    Altra osservazione che mi verrebbe da fare e’ che la citazione della percentuale del PIL, di per se’, nulla dice se non corroborata da altre informazioni. Per fare un’analogia, in Italia circa il 50% del Prodotto Nazionale e’. Generato o intermediato dal Pubblico, eppure e’proprio li che si annidano le inefficienze che vorremmo diminuire. Altro conto e’ parlare di ritorni di investimenti.

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